Citazione di: Tarallo il 19 Apr 2020, 08:44
Proprio perché rispetto e apprezzo RG-Lazio (e tra l'altro capisco benissimo il suo punto di vista, peraltro spiegato con eloquio apprezzabilissimo che fa sempre bene), proprio per questo non gli ho risposto. Ciascuna delle 4 risposte mi aveva portato in luoghi e toni della discussione che RG non merita affatto e li avrebbe presi come diretti a lui.
Ti ringrazio per il rispetto e la stima che ricambio e anzi sono felice di prendere parte ad una discussione che cambia alcune mie idee e convinzione. Tendo a non prendere sul personale, e in questo non é stato molto onesto da parte mia riportare una faccenda personale. L´ho fatto perché spesso mi é capitato di essere tacciato di cinismo o negazionismo o addirittura complottismo soltanto perché vorrei costruire uno spazio critico di discussione anche sul tipo di realtá che si sta creando.
Quando si parla di porre le basi di cambiamento a partire dalla crisi del Corona mi viene da ridere molto, molto amaramente...non discuto della giustezza delle misure che si stanno prendendo, e rigetto qualsiasi idea che siano in qualche modo pianificate.
Resta il fatto che quelle misure hanno degli effetti sulle nostre vite e sulle nostre pratiche.
La chiusura degli spazi sociali a tempo indeterminato significa anche chiusura dello spazio politico. Davvero si ritiene di poter produrre un cambiamento nelle dinamiche del governo della cosa pubblica (gestione sanitaria compresa) senza incontrarsi, toccarsi, andare per strada, scontrarsi?
Nel momento in cui sopravvivere é l´unica cosa che conta, la questione politica (ossia del discutere del come vivere) non esiste e ribadisco non sto dicendo che limitarsi a sopravvivere sia sbagliato, parlo degli effetti della cosa.
Senza dimenticare che quel che é necessario al sopravvivere é anche questione di confini non definiti, visto che le catene produttive con tutte le loro contraddizioni si stanno riavviando (ammesso e concesso che si siano fermate davvero).
Insomma mentre noi discutiamo sulla miseria della nostra capacitá di resistenza come di resilienza, ci si organizza per avere una quota di infezione tollerabile e per far questo si annienta il sociale e il corporeo e si lascia correre il produttivo.