Citazione di: kelly slater il 28 Gen 2016, 15:47
E allo stesso modo il fatto che una donna non possa girare per strada vestita come le pare o un gay debba vivere terrorizzato nella paura di non essere lapidato è un'oppressione punto.
Non ho bisogno di traduttori culturali, non me ne frega una minchia dei traduttori culturali.
e questo non sarebbe colonialismo culturale?
Sei talmente arrogante (sul piano culturale) da essere convinto che quel velo tu possa tradurlo univocamente con "
una donna non possa girare vestita come le pare". O come se tale affermazione fosse il palesarsi di chissà quale scandalo.
In realtà nemmeno qui una donna può girare vestita come le pare, mi sembra.
Credo che se vada in giro a vagina scoperta la arrestino per atti osceni. Sbaglio?
E chi decide il limite tra oscenità e libertà?
Quello che proprio non te passa per l'anticamera del cervello è che quel limite tra osceno/illegittimo e libero/legittimo è culturalmente determinato.
Quindi NON PUOI essere tu ad affermare che il velo è una restrizione, mentre le mutande sono una copertura ragionevole.
Il velo può essere restrizione tanto quanto scelta volontaria perché ti fa sentire coperta.
Così come le mutande possono essere restrizione tanto quanto scelta volontaria perchè senza ti sentiresti nuda.
Nell'affermare che il velo è restrizione tu stai traslitterando quel che per TE occidentale quel velo significherebbe nel TUO contesto e ti stai arrogando il diritto di dire cosa dovrebbe significare per loro, per la semplice ragione che "per te è così".
E, non contento, ci aggiungi pure:" me ne fotto di questa traduzione, se una cosa per me è oppressione è UNIVERSALMENTE OPPRESSIONE". E facendo questo non ti accorgi che la possibile percezione che dai è come se venisse uno straniero qui e cominciasse a sbraitare "
donne, toglietevi le mutande ORA! Chi non se le toglie in pubblico è un'oppressa del sistema e dell'uomo!"
Più colonialismo culturale de così porcaccia la miseria...
E chi lo stabilisce quindi questo confine? Solo e unicamente i diretti interessati.
Qundi quando puoi essere tu a dire se il velo è oppressione? Semplicemente MAI. Tu ZERO. NIENTE. Qualsiasi operazione tu faccia che ecceda la percezione dei diretti interessati è GIA' un'opera coloniale.
Esattamente come lo sarebbe quella dello straniero che mi viene a dire quando portare le mutande per essere libero.
Citazione di: carib il 28 Gen 2016, 15:50
Attenzione a non confondere il linguaggio razionale che serve per dare un nome agli oggetti materiali con il linguaggio delle immagini che è quello che rappresenta le dimensioni interne umane. C'è il rischio di partire per la tangente.
1) Le dimensioni interne umane sono universali. La gioia, il dolore, il desiderio, l'anaffettività, l'innamoramento, la delusione sono stati d'animo che l'uomo non sviluppa a secondo della latitudine in cui nasce. Ci nasce così e reagisce con gioia dolore affetto freddezza ai rapporti con gli altri.
2) Le opere d'arte rappresentano questa caratteristica esclusivamente umana attraverso il linguaggio delle immagini oppure attraverso la linea, cioè la scrittura (poesia etc), o il suono (la musica) etc.. Tutte le opere d'arte.
Negare l'universalità del linguaggio artistico - e la possibilità che qualsiasi essere umano sia in grado di cogliere l'emozione che c'è dietro una rappresentazione artistica, reagendo emotivamente a sua volta - significa credere all'esistenza di nascite diverse per gli esseri umani. Cioè che alcuni nascono in un modo - un minus che ad esempio impedisce loro di veder modificato il proprio assetto emotivo di fronte all'incomprensibile e allo sconosciuto - e altri in un altro. E questo è il discorso delle razze, il retropensiero del colonialista.
Non nego l'1), ma trovo la connessione che fai tra 1) e 2) assolutamente arbitraria.
Certo che tutti gli esseri umani si innamorano, ma non puoi stabilire che davanti ad una determinata opera la reazione sia la stessa. Per il semplice motivo che empiricamente così non è.
L'antropologia si basa esattamente sullo studio di queste equivalenze/differenze, altrimenti basterebbe studiare un gruppo umano per conoscerli più o meno tutti.
Negare l'universalità del linguaggio artistico non significa dedurne che un essere umano è meno in grado di amare/commuoversi di un altro. ma che i meccanismi che scatenano in lui l'amore possono essere altri.
Il colonialista vede in questo un minus perché non concepisce altro meccanismo di innamoramento che il suo e quindi deduce che chi non risponde a quel meccanismo non si innamora, quando invece è semplicemente un'altra la strada che l'Altro compie.
E' come KS sul velo: se per me è oppressione, allora lo è universalmente. Se per me è amore, allora lo è universalmente.
Invece no: traduzione vuol dire, ad esempio, considerare il velo come le mutande.
Proviamo a rifare il discorso attraverso questa traduzione immaginaria e vediamo che risultati ne escono.
Questa è traduzione culturale volta ad evitare un'opera coloniale.
Citazione di: carib il 28 Gen 2016, 16:04
Se fosse solo una mia supposizione vorrebbe dire che tu sei un essere umano e io no.
E perché mai??? Questa proprio non l'ho capita.
Citazione di: carib il 28 Gen 2016, 16:04
Facci caso, continui a rimanere fisso sull'aspetto esteriore dell'oggetto. Non ti curi proprio né dell'esigenza di realizzazione della sua identità che spinge l'artista a creare, né della reazione emotiva di chi si trova di fronte alla sua creazione. Un linguaggio intimo, personale che "parla" con degli sconosciuti. E questi che senza capire untazzo del significato letterale/simbolico dell'opera, reagiscono emotivamente (incazzandosi, gelandosi, emozionandosi, incupendosi, insomma come te pare). Non c'è nulla di più universale dell'arte. Forse.
E' proprio l'idea di "Artista" universale e di "opera d'arte" universale ad essere falsa.
Così come è falso che la reazione emotiva sia la stessa. Non so sta cosa da dove la deduci o dove l'hai letta perché i miei studi sull'Arte (o meglio sulla Storia dell'Arte) dicono l'esatto opposto: ossia che l'opera d'arte cambia nel tempo e nello spazio, che è strettamente legata al suo contesto e che addirittura è proprio il contesto a renderla opera d'arte o meno.
Se il discorso sembra errato pensando a Michelangelo è perché l'arte di michelangelo è al centro della nostra articolazione e dunque ci pare assurdo che possa non essere considerata Arte.
Pensa alla ruota di bicicletta o al cesso di Duchamp (che come avanguardie contemporanee si pongono decisamente più border line alla stessa nostra articolazione) e vedrai che il mio discorso ti torna molto di più.
C'è gente che davanti a quella ruota reagisce emotivamente e altri - addirittura occidentali in egual modo - che ce vedono solo na rota de bici. E ambedue hanno ragione, senza alcuna possibile gerarchia.