Citazione di: Daniela il 16 Lug 2016, 16:55
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per me la maggior parte degli attentati terrrostici IS
sarà ormai solo di questo tipo
fatti da cani sciolti che rispondono alla chiamata alla jihad
non possiamo escludere che
criminali comuni, assassini depressi, ecc.
vogliano ammantare i loro insensati gesti
con un che di religioso
tanto per cercare di conferirgli, nelle loro menti, quel significato che invece non hanno
Mi aggancio a questo post che condivido, per fare un paio di ossevazioni.
Io faccio l'autotrasportatore. Niente di che, furgone con patente B. Ma pure un mezzo come il mio, che ha anche poche limitazioni per entrare in zone turistiche in orari di massimo affollamento, 35
q.li lanciati a 100 all'ora contro una folla di pedoni che non farebbe in tempo a rendersene conto se non troppo tardi, può fare un disastro.
A me era capitato spesso, in viaggio ascoltando questo tipo di notizie in radio, di pensare ma in fondo questi che bisogno hanno di procurarsi armi, esplosivi, passare controlli che in luoghi tipo aeroporti o stazioni sono più stretti, quando un mezzo pesante lanciato contro una qualsiasi situazione dove la gente non ha quasi possibilità di fuga può avere lo stesso effetto di una bomba.
E questo solo per restare nell'ambito del mio lavoro. Immagino ci saranno tante altre opzioni altrettanto difficili da controllare.
Questo per dire che la sicurezza tanto auspicata dopo ogni fatto del genere, il potenziamento dell'intelligence, non esiste, non ce l'avremo mai. E quelli che subito si riempiono la bocca col "mai più" mi fanno solo incazzare.
L'altra cosa. Se lottare contro la disperazione individuale è proibitivo, va anche detto che la
doverosa lotta alla disperazione sociale, lo sottolineo a scanso di equivoci, ha prodotto nei paesi che confinano con quello che chiamiamo il nostro mondo occidentale una massa impressionante di popolazione giovane che pochi decenni fa sarebbe stata decimata, scusate ma non mi viene un altro termine, da fame, guerre, malattie o comunque scarsità di risorse.
Masse di popolazione che inevitabilmente spingono per entrare a fare parte di quello che noi chiamiamo il nostro mondo, dato che i loro territori e le loro economie non sono in grado di sostenerli senza il nostro, volente o nolente, supporto.
Fino a quando saremo in grado di assorbire queste masse, non lo so.
E inoltre è un processo che inevitabilmente genera disperazione individuale, da una parte e dall'altra del confine, dato che alla fine le opportunità non ci sono per tutti, non tutti sono in grado di coglierle, e non tutti sia da questa parte come dall'altra, sono in grado di stare al passo anche culturalmente con le rapide trasformazioni che questi processi comportano.