Situazione economica serie A

Aperto da pizzeman, 01 Nov 2020, 07:47

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LeastSquares

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Citazione di: LaFonte il 17 Nov 2020, 18:13
Scusa Least ma visto che varie squadre sono quotate in borsa non dovrebbero avere bilanci pubblicissimi? Si può capire chi esattamente ha patito di più quest'annata disgraziata?
Plusvalenze farlocche a parte mi pare difficile credere che ci sia stato un calo così ingente per via del covid. Significherebbe credere che il pubblico negli stadi pesi veramente, e non mi pare.

[...]


Ciao LaFonte, i bilanci delle società di serie A sono tutti pubblicati sui rispettivi siti web, quindi trovi anche le informazioni per le società non quotate. I risultati peggiori li hanno avuti ascloaca, milan, inter e juventus, tutte con perdite a tre cifre o quasi.

Lo shock sui ricavi della chiusura degli stadi è stato diverso da squadra a squadra. Hanno patito di più quelle per cui i ricavi da stadio rappresentavano una porzione significativa rispetto a quelli (comunque maggiori) da diritti tv.

Un'altra voce rilevante che è crollata a seguito della chiusura degli stadi è quella delle sponsorizzazioni, anch'essa proporzionale alle presenze allo stadio.

COLDILANA61

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Vogliono risparmiare ?

Vogliono invertire la rotta ?

Basta fare il salary cap .

Ma LORO ( quelle merde rubentine e intertristi ) vogliono la superlega .

E me li devo vedere scrivere qui .

Mavaffanculo merda rubentina .

Insieme a quelli citati da LS .

Ioi sono rotto i cog/ioni di leggere le filippiche di merda di quella merda rubentina .

Ma porca troia di cosa vuole convincerci ? Di cosa ?

Sto seguace degli Agnelli , feccia della feccia , parassiti , sanguisughe , imprenditori del catso .

noneinparticular

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Citazione di: LeastSquares il 17 Nov 2020, 18:59
Ciao LaFonte, i bilanci delle società di serie A sono tutti pubblicati sui rispettivi siti web, quindi trovi anche le informazioni per le società non quotate. I risultati peggiori li hanno avuti ascloaca, milan, inter e juventus, tutte con perdite a tre cifre o quasi.

Lo shock sui ricavi della chiusura degli stadi è stato diverso da squadra a squadra. Hanno patito di più quelle per cui i ricavi da stadio rappresentavano una porzione significativa rispetto a quelli (comunque maggiori) da diritti tv.

Un'altra voce rilevante che è crollata a seguito della chiusura degli stadi è quella delle sponsorizzazioni, anch'essa proporzionale alle presenze allo stadio.

È così, e bisogna aggiungere che a livello di player trading e plusvalenze questo anno si possono fare solo tramite scambi o rateizzazioni molto lunghe perché nessuno o quasi ha la liquidità necessaria con l'eccezione di Bayern che è un caso virtuoso ma un po'particolare e le inglesi per le quali i contratti sui diritti a lungo termine e il merchandising rende i ricavi da stadio meno Importanti sul totale, comunque qualcuna sta soffrendo anche qui

Il gitano

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Citazione di: LeastSquares il 17 Nov 2020, 17:52
Su questa vicenda ho letto ancora poco. Concordo con le osservazioni di Drake e mazzok e aggiungo un paio di considerazioni.

Un aspetto da considerare riguarda la questione ricavi. E' vero che il 10% dei ricavi viene ceduto (in un caso sembrerebbe per sempre) ai fondi di investimento ma è anche vero che questi ultimi riuscirebbero a vendere meglio il prodotto Serie A di quanto abbia fatto la Lega di A fino ad oggi (e hanno tutti gli incentivi per farlo). In altre parole, ti resta il 90% della torta ma la torta dovrebbe crescere.

Il secondo aspetto riguarda la distribuzione di questo 90% che resterebbe ai club. Caso strano, le società che meno hanno bisogno del salvagente dei fondi sono quelle che beneficiano di una quota minore dei ricavi da diritti tv. Secondo me queste società dovrebbero porre delle condizioni, subordinando l'accordo con i fondi ad una ripartizione più equa della ripartizione dei diritti tv. In altre parole, la quota di ricavi a cui si rinuncia non dovrà essere la stessa per tutti i club.

Grazie Least, attendevo proprio un tuo commento.
Più che altro leggevo negli ultimi giorni di un accordo sempre meno saldo, con parecchie società che stanno avanzando dei dubbi (e penso sia collegato a quanto hai evidenziato) e di un Dal Pino sempre più preoccupato che l'affare salti. Staremo a vedere..

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Marotta parla di rischio default per i club, Bonucci tende la mano sugli ingaggi ma...

L'allarme della A 
Costi da ridurre e il nodo dei ricavi (Corriere dello Sport, 18 Novembre 2020)


Il monte stipendi cala di 80 milioni però non basta: senza botteghino pesa l'assenza di nuovi sponsor

di Marcel Vulpis*


In tutta Europa, a causa dell'emergenza sanitaria, la parola d'ordine è "austerity". A muoversi in questa direzione è ad esempio La Liga spagnola, che ha ridotto il tetto salariale aggregato dei club di prima divisione dai 3,2 miliardi della stagione 2019/20 ai 2,3 miliardi del campionato in corso. Una scelta obbligata per tenere in piedi l'industria calcio.   

L'allarme di Marotta. Sulla stessa linea di pensiero è Beppe Marotta, ad dell'Inter, che, chiede, a gran voce, di «fare sistema per la riduzione del costo del lavoro ed evitare il default». I numeri sono sotto gli occhi tutti. «Nelle ultime quattro stagioni, a fronte dei 4 miliardi di fatturato, la Serie A ha speso 700 milioni in più, richiedendo ai rispettivi azionisti una ricapitalizzazione complessiva di 2,5 miliardi», ha spiegato il dirigente nerazzurro. Purtroppo il costo dei salari supera in media, in tutti i club, l'asticella del 50%, raggiungendo quota 85% se si considera anche la voce "ammortamenti". Senza un ridimensionamento generale, proprio in tempi di Covid-19, questo sistema rischia il fallimento. I club saranno chiamati nuovamente a ricapitalizzare e solo le proprietà più solide potranno reggere all'impatto di uno tsunami senza precedenti. Le società di A sono partite in questa stagione con un monte salari (pari a 1,28 miliardi di euro) inferiore al campionato precedente (1,36 miliardi), ma la riduzione applicata in media (nel complesso il 5%) è quasi ininfluente se si analizza il rapporto costi-ricavi totali. Con questi numeri la sostenibilità della Serie A è fortemente a rischio. Nei cinque anni precedenti, tra l'altro, questa voce è sempre cresciuta, con aumenti compresi tra il 3% e il 20%. 

Betting e stadio. Adesso la pandemia ha messo a nudo tutte le criticità di sistema e le dichiarazioni di Paolo Dal Pino (presidente della Lega) a favore del betting (ovvero riapertura del mercato per almeno 24 mesi), bloccato dal Decreto Dignità, confermano la necessità inderogabile di fare a cassa in tempi brevi. Le società attualmente sono costrette a giocare a porte chiuse. Se questa modalità verrà confermata, fino al termine della stagione, si rischia di perdere l'11% della voce "biglietteria", che pesa il doppio, perché assicura la liquidità del sistema. Diritti tv e sponsorizzazioni rischiano di essere rivisti al ribasso, e, in molti casi, ci si troverà di fronte alla richiesta di compensazioni economiche, per non aver sfruttato al massimo le attività di fan engagement e di ospitalità all'interno dello stadi. Ecco perché Marotta (Inter) e Dal Pino (Lega Serie A) stanno ammonendo sui rischi di fallimento dell'industria calcio, soprattutto se non si arriverà al ridimensionamento del costo del lavoro. 

Mano tesa. Leonardo Bonucci è intervenuto, pur trincerandosi in una posizione a favore della categoria: «La riduzione degli ingaggi? Alla Juve lo abbiamo fatto, ma il calcio non si salva solo chiedendo ai giocatori di ridursi l'ingaggio». Ma il problema esiste e deve essere affrontato: il costo medio netto di un calciatore della Serie A è pari a 1,25 milioni. Troppo anche in tempi pre o post pandemia. 

(*) direttore agenzia Sporteconomy.it


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Domani la Serie A darà l'ok all'ingresso della cordata guidata da Cvc

La media company frena la Super Lega (Corriere dello Sport, 18 Novembre 2020)

I grandi vantaggi economici garantiti dai fondi sono incompatibili con il progetto di quei club che sognano una competizione europea d'élite. Sullo sfondo gli scontri politici tra Fifa e Uefa

di Alessandro F. Giudice 


«La creazione di una media company a cui cedere i diritti della serie A per venderli sui mercati internazionali non contrasta coi progetti di una Super Lega europea, di cui si vocifera?». La domanda risuonava nella sala dello Stadium mentre la conferenza stampa post-Assemblea si avviava al termine, ma Andrea Agnelli la eludeva con un dribbling degno del miglior Pirlo quando in campo nascondeva il pallone al pressing avversario. 
Oggi la stessa domanda sembra ronzare in testa alla cordata di fondi guidata da CVC, che acquisterà la quota di minoranza nella media company. Secondo il Financial Times, i fondi vorrebbero la breakaway clause: la clausola di uscita legale dal contratto nel caso si attuasse l'ipotetico progetto di Super Lega.
Il punto è chiaro: nessuno vuole investire 1,6 miliardi (impegnandosi a corrispondere per anni anche minimi garantiti) per acquistare contenuti televisivi che l'uscita dei maggiori club può impoverire. La perdita di valore del campionato sarebbe clamorosa. Se pensiamo che campionati come Liga e Bundesliga studiano soluzioni simili con i fondi, il problema diventa europeo. Da via Rosellini smentiscono l'illazione. Il presidente Dal Pino ribadisce che la clausola non è sul tavolo. Solo, dice, normali condizioni che impediscono di ridurre il numero di squadre affinché la Serie A non diventi un minitorneo. Ipotesi che definisce irrealizzabile.
Ma da dove nascono i progetti di Super Lega? All'evento SportLab, organizzato da questo giornale, il presidente Uefa Ceferin ha risposto seccamente alla domanda: «Penso sia un'invenzione italiana, non è una nostra proposta. Ne parlano due o tre club che pensano di meritare di vincere più di altri, ma che in realtà vincono poco. Non è una discussione seria, ucciderebbe il calcio, sono molto contrario».
In realtà a parlarne sono più di due o tre club: Bartomeu, l'estromesso presidente del Barça (non un club che vince poco) ha ammesso nel suo messaggio di commiato (quindi fuori da logiche di realpolitik) che il club ha approvato la partecipazione a una futura super lega, progettata dai maggiori club europei. Affermazione che Javier Tebas, presidente della Liga, ha duramente respinto parlando di «ignoranza».
Non è difficile osservare la frequenza degli spifferi sull'argomento e proprio la durezza delle reazioni finisce per confermare i sospetti. 
L'aspetto curioso della vicenda è che proprio la Uefa aprì le danze in un meeting a Lisbona (aprile 2019) di cui molti giornali riferirono, con l'idea di trasformare la Champions in un campionato a 32 squadre con un numero di posti (pare 24) bloccati e riservati ai maggiori club, con un meccanismo di promozioni e retrocessioni limitato a 8 posti aperti a tutti. Principio ispiratore di questo schema - mai del tutto smentito - sarebbe quindi garantire la partecipazione a una élite di club della nobiltà calcistica, trasformando i campionati in grandi concorsi a premi per i posti disponibili. L'altro aspetto, molto discusso, di questa operazione era il ventilato spostamento della nuova Champions al weekend, spostando le partite di campionato a metà settimana. «Solo idee» si affrettarono a precisare i vertici della Uefa davanti alle prevedibili reazioni del mondo calcistico, ma il sasso era stato scagliato.
Per capire il cambio di clima dagli iniziali ammiccamenti a una aperta ostilità bisogna leggere la guerra scatenatasi nel frattempo tra Fifa e Uefa per il controllo della vera miniera d'oro: il calcio europeo per club. Non a caso la versione più esplosiva del progetto, attribuita a Florentino Perez, sembra godere della copertura aerea di Infantino, i cui rapporti con Ceferin sono descritti come burrascosi (secondo il New York Times non si sono parlati per mesi). I bene informati sostengono che questa versione "hard" preveda addirittura l'uscita dei top club dai rispettivi campionati nazionali, ridotti a gironi eliminatori per l'ascesa all'Olimpo calcistico continentale. Tutto naturalmente targato Fifa, non più Uefa. Logico che a Nyon vedano questi piani come la terza guerra mondiale.
Che gli interessi del calcio muovano in questa direzione non deve però stupire.
Ogni sistema economico basato sulla competizione tra capitali per la remunerazione dell'investimento finisce per essere guidato dalla massimizzazione del profitto. In questa logica le barriere nazionali diventano un ostacolo, i capitali spingono per superare il frazionamento geografico e il mercato tende a concentrarsi in un'unica lega che monopolizza le risorse. Lo dice la teoria. Nella pratica, spingono in questa direzione gli interessi economici sempre più polarizzati, con la globalizzazione dei ricavi e l'economia digitale, tra i top club da una parte (quelli capaci di vendere in tutto il mondo magliette e contenuti, ma anche un brand e uno stile di vita: Real, Barcellona, Man United, Bayern, gli altri che dominano da due decenni la scena europea) e dall'altra l'esercito dei piccoli club, il cui andamento economico resta inevitabilmente legato al risultato sportivo. Quelli a cui entrare in Champions può cambiare la vita. La Uefa si muove da anni mediando gli opposti interessi in conflitto. Lo ha fatto col Fair Play Finanziario, che ha finito per tutelare soprattutto la posizione dominante dei primi, sbarrando la strada ai nuovi capitali (emiri, oligarchi, fondi di investimento). Ciò non ha impedito a Psg e City, tra gli altri, di entrare nel circolo ristretto con investimenti faraonici, alimentando il malcontento dell'aristocrazia calcistica. Oggi l'arma del Fair Play pare spuntata, il Covid ha accelerato la crisi degli equilibri politici del calcio europeo e la Fifa tenta di inserirsi nella frattura tra Uefa e top club.
In Serie A la pandemia ha indubbiamente accelerato la transizione al nuovo modello di vendita dei contenuti tv e digitali perché molti club (soprattutto piccoli) hanno un disperato bisogno di cassa. Ciò ha consentito di superare le ultime resistenze. In parallelo, l'accelerazione del progetto media company ha forse scombinato i piani di chi punta alla Super Lega. Domani sarà ancora più difficile realizzare questo progetto, perché arrecherebbe un danno diretto ai moltissimi club esclusi, già in difficoltà, che rischierebbero di perdere il vantaggio economico garantito dai fondi. 
La Uefa cercherà una mediazione. Ad esempio allargando la Champions e magari garantendone l'iscrizione di diritto, per alcuni anni, a una fascia di élite. Basterà?

Slasher89

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Marotta? Quel Marotta che paga il suo allenatore 12 milioni l'anno?

mapalla

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Citazione di: Slasher89 il 18 Nov 2020, 08:33
Marotta? Quel Marotta che paga il suo allenatore 12 milioni l'anno?
NETTI, pari a circa 24 mil. di costo per l'azienda...

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Non so se a Conte si applichi il risparmio fiscale in quel caso il suo lordo sarebbe sui 15 che più o meno è in linea con gli altri top italiani come Allegri, Sarri e mi pare Spalletti.
In ogni caso è chiaro che un discorso serio di salary cap non possa essere ne una scelta a livello societaria ne di singola lega oltre un certo limite, perché le società si muovono in un contesto non nel vuoto e il contesto è che per garantire la sostenibilità finanziaria di lungo termine devono rimanere competitive a livello cl alcune a livello top lega altre ma per farlo spesso spendono oltre quanto sarebbe giusto fare in ottica bilancio in una rincorsa ovviamente alle più ricche.
L'alternativa non è tagliare il monte ingaggi e poi risolvere la questione perché se lo fai e poi scendi di livello quella riduzione non è più sufficiente e si innesca un circolo vizioso invece che virtuoso.
Soluzioni facili non ne esistono perché anche il salary cap a livello UEFA comunque sia pensato ha aspetti negativi e controindicazioni sebbene forse sarebbe il male minore in questo contesto se fosse veramente fattibile cosa di cui dubito.

surg

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Io mi domando: non sarebbe più semplice fare come ha fatto la Lazio di Lotito, sommersa dai debiti, che ha trattato con l'agenzia delle entrate (o chi per lei) di restituire il debito in 20 anni?

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Citazione di: surg il 19 Nov 2020, 08:21
Io mi domando: non sarebbe più semplice fare come ha fatto la Lazio di Lotito, sommersa dai debiti, che ha trattato con l'agenzia delle entrate (o chi per lei) di restituire il debito in 20 anni?
Puoi farlo se il tuo debito è con l'erario, ma se è verso altri enti, giocatori o altre società col kaiser che te lo concedono.
Il sistema è tutto in difficoltà, ti siedi al tavolo dei poracci a chiedere una dilazione?

Palo

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CVC advent fsi ha chiuso il deal per 1.7 miliardi. In cambio avranno il 10% della media company che gestirà i contratti della serie A. Famo il dibbattito, si diceva negli anni in cui facevo liceo ed Universitá.

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Citazione di: Palo il 19 Nov 2020, 23:03
CVC advent fsi ha chiuso il deal per 1.7 miliardi. In cambio avranno il 10% della media company che gestirà i contratti della serie A. Famo il dibbattito, si diceva negli anni in cui facevo liceo ed Universitá.

Bisognerebbe capire se questa operazione (a quanto pare all'unanimità) è stata subordinata a un accordo su una revisione dei criteri di ripartizione dei diritti tv (verso una maggiore equità).

Per me questo è un punto centrale, poichè la cessione del 10% ai fondi serve soprattutto a salvare il culo dei club che ricevono la fetta più grossa dei diritti tv.

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Dubito che possa includere accordi sulla ripartizione, non ci sarebbe stata una unanimità e quello che considera equo una parte non è equo per l'altra.
Per me per esempio non è equo che la Juve prenda solo 5-10 milioni più di Inter e Milan per te probabilmente il contrario, in ogni caso non credo proprio ci siano società che si possono permettere di bloccare un accordo per ricavarne maggiori benefici allo stato.
Per la ripartizione secondo me o si decide che i ricavi vengono divisi per 20 in parti uguali o si devono adottare criteri, e ognuno ovviamente preferisce criteri che lo avvantaggiano. La pl adotta il primo approccio ma poi lascia liberi clubs di negoziare vari diritti individualmente oltre ad avere una torta molto più grande da dividere, le altre leghe hanno ripartizioni anche più sbilanciate della serie a dove tra le prime 6 le differenze non sono grandissime

Palo

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Citazione di: LeastSquares il 20 Nov 2020, 08:54
Bisognerebbe capire se questa operazione (a quanto pare all'unanimità) è stata subordinata a un accordo su una revisione dei criteri di ripartizione dei diritti tv (verso una maggiore equità).

Per me questo è un punto centrale, poichè la cessione del 10% ai fondi serve soprattutto a salvare il culo dei club che ricevono la fetta più grossa dei diritti tv.
Giusto. Anche se, a parità di criteri di ripartizione, se il ricavo raddoppia, tutte le quote raddoppiano.
Citazione di: noneinparticular il 20 Nov 2020, 10:21
Dubito che possa includere accordi sulla ripartizione, non ci sarebbe stata una unanimità e quello che considera equo una parte non è equo per l'altra.
Per me per esempio non è equo che la Juve prenda solo 5-10 milioni più di Inter e Milan per te probabilmente il contrario, in ogni caso non credo proprio ci siano società che si possono permettere di bloccare un accordo per ricavarne maggiori benefici allo stato.
Per la ripartizione secondo me o si decide che i ricavi vengono divisi per 20 in parti uguali o si devono adottare criteri, e ognuno ovviamente preferisce criteri che lo avvantaggiano. La pl adotta il primo approccio ma poi lascia liberi clubs di negoziare vari diritti individualmente oltre ad avere una torta molto più grande da dividere, le altre leghe hanno ripartizioni anche più sbilanciate della serie a dove tra le prime 6 le differenze non sono grandissime
Ecco! L'approccio del tifoso juventino (che non differisce molto da quello dell'interista o del milanista): io so io e voi nun siete un cazzo!
Splendido vedere come la Premier viene portata ad esempio solo pro domo vostra. Lo juventino afferma: vogliamo più soldi per poter vincere la CL e tenere alto "l'onore" del calcio italiano.

E qui la mozione Rubin Carter scatta automatica.

Detto che se vincete voi del presunto "onore" del calcio italiano me ne strasbatto le palle, mi parrebbe coerente prendere la PL ad esempio anche per quel che concerne i criteri di ripartizione dei ricavi TV.

La juve è la juve solo perchè ha un'industria ed una famiglia spocchiosa alle spalle da oltre 100 anni. Ma io, e molti altri, ricordiamo che negli anni di crisi fiat lo stato "doveva" aiutare l'industria automobilistica e lo faceva coi soldi di tutti gli italiani. E parte dei ricavi della fiat finivano alla juve.

Questo è il grande furto che abbiamo tutti subito per mano della juve. Nulla a che vedere con moggi, gli arbitri e inghippi vari.
Dal 1970 ad oggi la juve ha vinto 23 dei suoi 36 scudetti.
Dal 1970 in poi lo stato ha mantenuto in vita la fiat fornendole ossigeno, pane e companatico.

Nel 1970 la Juve aveva 13 scudetti (11 vinti dopo dell'istituzione del girone unico),
l'inter ne aveva 10 (9 vinti dopo dell'istituzione del girone unico) ed
il milan 9 (6 vinti dopo dell'istituzione del girone unico).

Nei primi 50 anni della serie A circa la metà dei campionati sono stati vinti da squadre diverse dalla ricche "strisciate".
Nei successivi 50 anni, circa la metà li ha vinti solo la juve (cui ne aggiungiamo 8 dell'inter e 9 del milan, per un totale "strisciato" di 40 scudetti su 49 (uno non attribuito :stop)!!).

Concludo dicendo che non so se l'ingresso del fondo inglese sia bene o male per la Lazio (che è l'unica cosa che per me conta). Per questo motivo chiedo il confronto. Credo che se si vuole ottenere il successo della PL dobbiamo copiarne molte caratteristiche, inclusi i criteri di ripartizione dei proventi tv.

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Palo se non cambia la ripartizione e tutte le quote raddoppiano, chi ci guadagna?

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Citazione di: Palo il 20 Nov 2020, 12:13
non so se l'ingresso del fondo inglese sia bene o male per la Lazio
Stiamo cedendo per sempre il 10% dei nostri ricavi futuri dai diritti TV (attualmente credo la Lazio stia sui 70 milioni all'anno, quindi 7 milioni*) per un cifra che, nel caso la ripartizione fosse in 20 parti uguali (ma attenzione alle serie inferiori che giustamente potrebbero obiettare nell'essere escluse), sarebbe di 85 milioni.
Noi a differenza di altri club che, come dice la gazzetta hanno troppo bisogno di quei soldi per rinunciarci, non abbiamo necessità di questi soldi per sopravvivere. Certo potrebbero farci comodo invece per finanziarci, che so un nuovo stadio.

*questo post, e le cifre in esso contenuto, sono in attesa di revisione/controllo/approvazione da parte di FantaTare  :)

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Citazione di: Palo il 20 Nov 2020, 12:13
Giusto. Anche se, a parità di criteri di ripartizione, se il ricavo raddoppia, tutte le quote raddoppiano.Ecco! L'approccio del tifoso juventino (che non differisce molto da quello dell'interista o del milanista): io so io e voi nun siete un cazzo!
Splendido vedere come la Premier viene portata ad esempio solo pro domo vostra. Lo juventino afferma: vogliamo più soldi per poter vincere la CL e tenere alto "l'onore" del calcio italiano.

E qui la mozione Rubin Carter scatta automatica.

Detto che se vincete voi del presunto "onore" del calcio italiano me ne strasbatto le palle, mi parrebbe coerente prendere la PL ad esempio anche per quel che concerne i criteri di ripartizione dei ricavi TV.

La juve è la juve solo perchè ha un'industria ed una famiglia spocchiosa alle spalle da oltre 100 anni. Ma io, e molti altri, ricordiamo che negli anni di crisi fiat lo stato "doveva" aiutare l'industria automobilistica e lo faceva coi soldi di tutti gli italiani. E parte dei ricavi della fiat finivano alla juve.

Questo è il grande furto che abbiamo tutti subito per mano della juve. Nulla a che vedere con moggi, gli arbitri e inghippi vari.
Dal 1970 ad oggi la juve ha vinto 23 dei suoi 36 scudetti.
Dal 1970 in poi lo stato ha mantenuto in vita la fiat fornendole ossigeno, pane e companatico.

Nel 1970 la Juve aveva 13 scudetti (11 vinti dopo dell'istituzione del girone unico),
l'inter ne aveva 10 (9 vinti dopo dell'istituzione del girone unico) ed
il milan 9 (6 vinti dopo dell'istituzione del girone unico).

Nei primi 50 anni della serie A circa la metà dei campionati sono stati vinti da squadre diverse dalla ricche "strisciate".
Nei successivi 50 anni, circa la metà li ha vinti solo la juve (cui ne aggiungiamo 8 dell'inter e 9 del milan, per un totale "strisciato" di 40 scudetti su 49 (uno non attribuito :stop)!!).

Concludo dicendo che non so se l'ingresso del fondo inglese sia bene o male per la Lazio (che è l'unica cosa che per me conta). Per questo motivo chiedo il confronto. Credo che se si vuole ottenere il successo della PL dobbiamo copiarne molte caratteristiche, inclusi i criteri di ripartizione dei proventi tv.

Applausi.

E poi: Palo, tu che sei un "omo vecchio", puoi fare una lezione rapida sui fondi? Spieghi ai ragazzi qui chi sono veramente, chi c'è dietro e quali sono le logiche?

Sempre tu, a cui da piccolo, leggevano Pinocchio, gli spieghi il significato del campo dei miracoli e dell'albero degli zecchini?

La gente ama essere ingannata (mundus vult decipi), non c'è un cazzo da fare. 




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Gulp

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Stare con l'acqua alla gola porta le piccole e le serie minori ad accettare accordi che magari danno qualche soldo a breve termine, senza considerare l'impatto sul gioco a lungo termine e cristallizzando ancora di più una situazione che si è bloccata negli ultimi 10 anni per i motivi che tutti conosciamo. In Premier League hanno sventato il Project Big Picture che sembrava una mossa generosa per distribuire soldi nella piramide inglese ma in realtà avrebbe consegnato vita, morte e miracoli della nelle mani delle Big 6 e le avrebbe rese praticamente eterne. Ciò che succede in Italia è ovviamente molto diverso, non l'ho ancora studiato e capito, ma scrivo questo perché diffido da queste mosse che sembrano generose e incredibilmente convenienti per tutti.

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